Il sottotitolatore, mediatore tra contesti culturali

 

 Monica Paolillo guida un team di sottotitolatori professionisti in IT Pros   (www.itpros.it). Nel suo recente articolo, Why subtitling can be considered               an art form, ha spiegato come la sottotitolazione sia ben più del risultato             di una formazione linguistica universitaria e della perfetta padronanza                 di più lingue.

Nello stesso articolo, citava Henrik Gottlieb che sintetizzò così il ruolo chiave della sottotitolazione nel settore cinematografico:

“Vista la natura complessa della sottotitolazione, il sottotitolatore deve avere l’orecchio musicale di un interprete, la sensibilità stilistica di un traduttore letterario, l’acuità visiva di un montatore cinematografico e il senso estetico di un grafico”.

Monica è fermamente convinta che la sottotitolazione sia più affine alle competenze di interpretariato che non di traduzione.  Nella sottotitolazione, non ci si limita a trasferire idee e parole rendendole accessibili al lettore della lingua di arrivo.

Secondo lei, “I sottotitolatori trasferiscono messaggi, sono mediatori tra contesti culturali, a cavallo delle lingue di lavoro, esattamente come gli interpreti simultaneisti. Hanno una profonda conoscenza degli idiomi e delle espressioni in uso nella lingua di partenza come in quella di arrivo”.

Monica accenna al motivo per cui produttori e registi dovrebbero prendere in considerazione la sottotitolazione all’inizio della produzione di un film, piuttosto che alla fine, in fase di post-produzione.

“In un settore in cui le competenze richieste non sembrano essere sufficientemente chiare, la percezione stessa della qualità dei sottotitoli dal punto di vista del cliente, del regista, del produttore, e del pubblico, è certamente distorta. Ci saranno migliaia di traduttori di sottotitoli sul mercato che producono lavorazioni di bassa qualità, quelli che personalmente definisco “sottotitoli cestinabili”, sottotitoli che non servono a nessuno, ma ben pochi professionisti capaci di sostenere per intero la catena di produzione dei sottotitoli e di portare alta qualità al settore. Pensare alla sottotitolazione in fase di produzione sarebbe l’ideale.”

Aggiunge: “Di questi tempi, una distribuzione cinematografica internazionale è d’obbligo e i sottotitolatori svolgono un ruolo fondamentale nel contesto di un pubblico globalizzato che ha sete di contenuti audiovisivi sempre nuovi, coinvolgenti, esotici, di storie provenienti da vari luoghi del mondo, come mezzo per apprendere e perfezionare le lingue straniere, ma anche come strumento per conoscere e assorbire culture diverse. I sottotitolatori accompagnano, quindi, lo spettatore in una nuova avventura.”

Più in generale, Monica aggiunge che quel che manca nel settore oggi è la consapevolezza a tutti i livelli. “Le università dovrebbero essere consapevoli del ruolo che hanno nella formazione dei futuri sottotitolatori, evitando di inculcare solo frustrazione e illusioni. I neolaureati dovrebbero essere consapevoli che saranno anche ottimi traduttori con un dizionario in mano e materiale di riferimento, ma non necessariamente ottimi interpreti o sottotitolatori e astenersi dal saltare sul carro del sottotitolo solo perché l’idea li stuzzica. Registi e sceneggiatori devono essere consapevoli che, se ci hanno messo un anno a scrivere i dialoghi di un film, non dovrebbero aspettarsi che un sottotitolatore li riscriva in tre giorni. I montatori cinematografici dovrebbero essere consapevoli che, se inseriscono in pochi fotogrammi un cambio inquadratura, una didascalia e i dialoghi contemporaneamente, questa scelta provocherà difficoltà in fase di sottotitolazione. In sintesi, siamo abituati a lavorare in condizioni tutt’altro che ideali che, alla fine, influenzano la percezione della sottotitolazione tra gli addetti ai lavori e nel pubblico in generale.”

In merito al confronto tra interpretariato e traduzione e sottotitolazione, Monica dichiara: “Siamo tra le poche piccole aziende in Italia che offrono la sottotitolazione multilingue come servizio esclusivo e, di conseguenza, ci capita spesso di essere contattati dalle università di lingue che promuovono i loro studenti per eventuali occasioni di tirocinio e formazione. La sottotitolazione è dinamica, è speciale, per certi versi è sexy, ma non significa che sia per tutti, anzi. Se solo le università informassero gli studenti di cosa sia la sottotitolazione e li formassero di conseguenza, forse la bassa qualità a cui si assiste in generale nel settore non sarebbe così dilagante e ci sarebbe meno frustrazione tra studenti, sottotitolatori e clienti.”

Monica approfondisce in merito alle competenze richieste: “È l’aggettivo stesso “audiovisiva” in “traduzione audiovisiva” a cambiare completamente le regole del gioco, trasformando la traduzione in qualcosa di certamente più affine all’interpretariato. Proprio come nel settore dell’interpretariato, devi misurarti con la lingua parlata, con i suoi idiomi e i riferimenti culturali. Come nell’interpretariato, il dizionario non ti salva mai. Esattamente come nel contesto dell’interpretazione consecutiva, in cui si sintetizza un discorso a posteriori sotto pressioni di tempo, devi essere capace di stabilire cosa conta e cosa no, omettendo tutte le porzioni di audio superflue e non necessarie. Come nel contesto dell’interpretazione simultanea, lavoriamo in un ambiente frenetico con una produzione quasi istantanea, dal momento che i contenuti vengono sempre sottotitolati “entro ieri”.

In uno scenario di questo genere, la padronanza linguistica richiesta è confrontabile con quella di un madrelingua che si esprime in maniera del tutto naturale e spontanea. Solo in questo caso si può poi pensare di investire tutto il proprio tempo e le proprie risorse nello sviluppo delle competenze tecniche di un sottotitolatore professionista: uso di software professionali, sincronizzazione, suddivisione dialoghi, condensazione del testo, linee guida standard di settore e tanto altro.”

Monica Paolillo: www.itpros.it

 

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